
Un lucidissimo Luca Ricolfi spiega su La Stampa di oggi perché i nostri partiti non riescono a cambiare i leader. Un problema non solo dei partiti ma anche della società.

Un lucidissimo Luca Ricolfi spiega su La Stampa di oggi perché i nostri partiti non riescono a cambiare i leader. Un problema non solo dei partiti ma anche della società.

Tempi duri per il nucleare iraniano. Il regime di Tehran con il fiato sul collo degli osservatori internazionali e il rischio incombente di un attacco israeliano sulle installazioni nucleari sembra ripiegare su un altro tipo di armi. Dopo le armi di distruzioni di massa arrivano infatti i “vangeli di distruzione di massa”. Il regime degli Ayatollah ha infatti annunciato che le autorità turche sono in possesso di un testo dove Gesù indicherebbe che l’Islam è la vera religione e che causerebbe la distruzione del cristianesimo. L’Ayatollah Ali Khamenei avrebbe detto poche settimane fa che grazie alla nuova scoperta i sionisti e il grande Satana (gli Usa) saranno presto sconfitti e l’Islam sarà vittorioso. L’anno scorso intanto le autorità iraniane si sono portate avanti con il lavoro e hanno sequestrato e bruciato 6.500 bibbie.
Qualcuno però dovrà comunicare al regime iraniano che il cosiddetto “Vangelo di Barnaba” che vanno sbandierando non ha nessun potere distruttivo e che può, al contrario, essere facilmente reso inoffensivo. E senza nessun bombardamento israeliano, è sufficiente leggere la dotta analisi del blog “Nati dallo Spirito”.

Quando il Cardinale Ratzinger venne eletto Pontefice il quotidiano comunista “il Manifesto” andò in edicola con in prima pagina una grande foto del neo Pontefice benedicente dalla loggia della basilica di San Pietro e un titolo azzeccatissimo: “il pastore tedesco”. Che Benedetto XVI sarebbe stato il pastore tedesco della Chiesa Cattolica in molti lo pensarono in quel lontano 2005, un po’ per la fama di guardiano della fede che il Cardinal Ratzinger si era fatto in anni di servizio all’ex Sant’Uffizio, un po’ per i suoi scritti ed interventi che molto spesso venivano strumentalizzati da alcune frange del cattolicesimo.
Ma questi anni di pontificato hanno mostrato un Papa sempre meno pastore tedesco e sempre più solo. Intendiamoci, il Papa ha naturalmente la devozione, la preghiera e la fedeltà di milioni di cattolici nel mondo, ma la solitudine del Pontefice è rispetto alla Chiesa istituzionale e nello specifico ai suoi più diretti collaboratori. I più attenti osservatori non avranno tardato a cogliere lo scollamento permanente e crescente tra l’insegnamento di Papa Benedetto e ciò che avviene nella Curia romana e più in generale nell’episcopato cattolico: si ha la netta sensazione che la gerarchia della Chiesa cattolica sia “in tutt’altre faccende affaccendata”. Così mentre il Pontefice con il suo magistero cerca di dare una rotta alla barca di Pietro in questi tempi così difficili, chi dovrebbe coadiuvare la sua azione sembra impegnato su altri fronti, troppo spesso poco consoni al servizio episcopale.
Dietro i recenti scandali, le ormai palesi lotte intestine alla Curia romana e il disordine sistemico imperante c’è chi legge, in parte correttamente, solo una grande crisi di governo vaticano. Ma c’è di più.
C’è un Papa solo e impotente davanti a questo marasma, “la cui distanza ontologica da certi modi d’essere - come oggi ha ben scritto sul Corriere della Sera Alberto Melloni - ha finito paradossalmente per agevolarli”.
C’è la sensazione che la drammatica denuncia di Paolo VI sul fumo di Satana nella Casa del Signore sia ormai una tragica realtà.
C’è un abisso tra la vita dei fedeli e la gerarchia.
C’è la percezione che altro potrebbe ancora avvenire con effetti catastrofici per la Chiesa cattolica.
A tutto ciò non può rispondere un Papa lasciato solo e non si può nemmeno pensare che la risposta possa essere l’arresto del presunto “corvo” vaticano. La risposta, come ha suggerito Melloni, dovrà essere spirituale e dovrà essere dell’intero Popolo di Dio. Solo un autentico rinnovamento spirituale consentirà alla Chiesa di evitare una catastrofe senza precedenti.

Mi sono fermato davanti a questa targa per un pezzo. Ho pensato a Mario Francese e ho pensato anche ai ragazzini della vicina scuola media che periodicamente lasciano traccia della loro spensieratezza accanto al nome di un giornalista trucidato dalla mafia. All’inizio mi sono un po’ arrabbiato, quasi indignato per questa mancanza di rispetto per la memoria di Francese e del decoro urbano, poi ho pensato che nessuno gli ha spiegato chi fosse Mario Francese e che forse questi ragazzini volevano solamente esprimere pensieri e sentimenti che sarebbero dovuti finire in un foglio che forse per i più svariati motivi non esiste o è negato. E continuo a guardarmi questa targa che ha il tramonto alle spalle che dice tanto della nostra Palermo, divisa tra superficialità e impotenza di esprimersi. Chissà che direbbe Mario Francese.
Mentre in Italia si discuteva ancora di scadenti sermoni declamati dal palco del teatro Ariston, il nostro Premier dava una lezione di buona educazione e di europeismo al Parlamento Europeo.
Nel video, che non esito con un po’ di orgoglio nazionale a definire epico, Mario Monti viene interrotto durante il suo discorso al Parlamento europeo da un deputato euroscettico inglese (una specie di leghista d’oltremanica). Il buon Monti senza scomporsi risponde in perfetto inglese al contestatore con una frase che avrebbe fatto impallidire anche Winston Churchill:
“Penso che sia estremamente possibile conciliare democrazia e integrazione, solamente una cultura insulare molto superficiale può ritenere ingenuamente che integrazione significhi un super Stato”.

Cari aspiranti sindaci, aspiranti consiglieri e politici tutti della città di Palermo,
sono assolutamente lieto della vostra presenza su Twitter e in generale nella rete: l’attenzione ai nuovi mezzi di comunicazione è sempre una cosa buona.
Detto questo vi avviso, come utente di Twitter, di alcune semplici cose:
1) non me ne frega niente di dove siete e cosa fate;
2) non visiterò i vostri link a siti e pagine Facebook;
3) non uso Twitter per avere il vostro buongiorno e la vostra buonanotte;
4) conosco bene i problemi di Palermo, anzi li ho sotto gli occhi. Non c’è bisogno che me li ricordiate pure su Twitter;
5) se dovete cazzeggiare con il vostro account, non lo segnalate come account politico;
Twitter, cari candidati, vi mette a disposizione 140 caratteri, cercate perciò di utilizzarli per produrre un pensiero, una battuta o una nota che mi (ci) incuriosisca. Se non siete capaci di usare Twitter o non sapete che diavolo sia perché a stento sapete accendere un computer o un cellulare non lo affidate a terzi. Per quanto possano essere bravi non siete voi e questa cosa può solo danneggiarvi.
Cordialmente
Un potenziale elettore su Twitter

Norma Rangeri e il collettivo de “il Manifesto” informano che lo storico quotidiano comunista è in liquidazione coatta. Non sono comunista e nemmeno un assiduo lettore de il Manifesto eppure da oggi comprerò ogni giorno il quotidiano diretto dalla Rangeri. Perché? Perché per me la pluralità delle voci è una cosa seria, non tanto per dire, e soprattutto perché i giornalisti de il Manifesto rimangono gli eretici di quella formidabile denuncia che fu l’articolo “Praga è sola”. Comprerò il Manifesto perché Praga non rimanga più sola, perché c’è sempre una Praga che qualcuno tenta di schiacciare.

La Zanzara di Gianfranco Miccichè si vanta di aver “beccato” Davide Faraone a copiare lo slogan di Gianfranco Miccichè. Peccato che questa zanzara abbia punto dove già era c’era una puntura. Beccati! La prossima volta citate le fonti, sarete di nuova generazione ma con vecchi vizi.
Questa mattina ho telefonato alla Rai perché volevo parlare col direttore del Tg1 Alberto Maccari per chiedere più di attenzione per la mia Sicilia e i suoi problemi. Dopo un po’ di musica di attesa una centralinista di Viale Mazzini mi ha risposto,ed io mi sono presentato come un abbonato Rai e ho chiesto del direttore Maccari. La gentile centralinista un po’ spiazzata mi ha detto che era impossibile parlare con il direttore che però potevo sempre scrivere, e così dandomi l’indirizzo mi ha abilmente congedato. Ci sono rimasto un po’ male, perché fino a ieri sera il direttore Maccari aveva parlato con Bossi, per giunta finto, e gli aveva detto che “può contare su un amico”. Ora io capisco che non ho un partito dietro che fino a poco fa era al governo, però io sono un abbonato Rai e a differenza di Bossi che paga un ridotto perché vede solo il Tgr Lombardia io il canone lo pago per intero e avrei voluto tanto parlare con il direttore del Tg1. Mi sarei anche accontentato di Susanna Petruni, ma non c’è stato niente da fare. Più tardi proverò a chiamare il direttore generale della Rai Lorenza Lei, magari mi qualificherò come un cugino di primo grado del Trota, e chiederò un direttore più amichevole anche con un semplice abbonato. Aveva ragione Venditti, ci vorrebbe un amico…